La famiglia di Natalino è sempre stata molto conosciuta per le sue stravaganze in città. La madre del nostro poeta da cessi era una fedele credente e quindi particolarmente attaccata a quel dio che lei sperava un giorno di poter baciare in bocca. Giaguaro le diceva che erano tutte stronzate, e soprattutto che dio semmai avesse avuto le labbra non avrebbe certo permesso che una racchia come lei lo baciasse. Tendrina, questo il nome della santa donna di casa, si voltava dall’altra parte, proprio mentre Giaguaro sperimentava un nuovo lancio di saliva verso la parete del salotto, correva in cucina e si metteva a piangere. Donna Tendrina era la figlia del Giaguaro, nel 62 aveva sposato Reginaldo e da quel giorno non aveva mai messo fuori la testa di casa, se non per andare a messa da Padre Flauer. La madre di Natalino faceva raccolta di santini, madonne e angioletti di ogni tipo. Si faceva il segno della croce almeno trenta volte al giorno e spesso recitava il rosario. Abbinava questo suo attaccamento alla religione con pendolini vari, e soprattutto i tarocchi. Donna Tendrina era la veggente di quel posto. Ogni pomeriggio di ogni santo giorno che il suo dio mandava in terra, venti, trenta persone si mettevano in fila per entrare in cucina da Donna Tendrina che leggeva le carte. Accendeva lumi da cimitero per tutta la sala, si sedeva a capotavola e mescolava i tarocchi aspettando i clienti. Ebbene si, clienti, perché la cara donnetta è vero che aveva poteri di veggenza, ma diciamo che non regalava il suo responso al prossimo. Ogni prestazione erano 50 pesturas, la moneta nazionale di quel paese. 50 pesturas per darvi l’idea sono circa 80 dei nostri attuali euro. Donna Tendrina aveva sempre con sé il suo fedele rosario, la foto di un cristo e di una madonna, vari santini sparsi sulla credenza e sulla parete campeggiava il ritratto del Papa Giovanni XXXIII. La gente entrava in doveroso silenzio, passando davanti a nonno Giaguaro, stando attenta a non farsi sputare addosso e si metteva al fianco della veggente. A quel punto lei, con tutti i capelli sciolti, le mani sudate, in un’atmosfera fumosa dovuta ai lumini da cimitero accesi quasi tutto il giorno, raccoglieva la concentrazione e cominciava a chiedere cosa volesse sapere dal futuro tutta quella gente. Alzava la testa verso il cielo, glorificava il suo dio, si faceva vari segni della croce, urlava cose incomprensibili e alla fine dava il responso. Non sbagliava mai. Il potere di Donna Tendrina era così grande, che la voce si sparse per tutta la nazione e per tutti i paesi confinanti. Tentarono anche di ucciderla, per invidia si pensa. Ma dopo trenta giorni di coma farmacologico, tornò più sana di prima e più credente che mai. Diceva che aveva visto dio in viso e l’aveva baciato sulle labbra, alla faccia delle malelingue (ovviamente si riferiva a Giaguaro) . Quel ritorno a casa dall’ospedale, era il 67, fu un colpo per nonno Giaguaro, che dovette sorbirsi per il resto dei suoi giorni, le rivendicazioni della prova inconfutabile che lei era stata la prima donna al mondo ad aver baciato dio. Lui una sera le disse “Se baciavi così bene, per quale cazzo di motivo sei ancora qui in mezzo ai piedi?”. Effettivamente il discorso del vecchio non faceva una piega, ma lei non ci badava. “Tu non puoi capire vecchio bavoso” , rispose lei, “non puoi capire perché sei un rincoglionito senza fede”. Si menarono di santa ragione. A dividerli c’erano Reginaldo e l’allora giovine Natalino. In quel momento di trambusto familiare, bussarono alla porta. Il presidente degli Stati Uniti d’America in persona stava pulendosi le scarpe sullo zerbino di casa Baumel.
“Per colpo di mille rombi” proferì Giaguaro. Natalino andò ad aprire. Reginaldo aveva ancora i denti attaccati al braccio destro di Donna Tendrina, Giaguaro stava sotto al peso della donnetta con il braccio sinistro piegato a forza da Donna Tendrina che stava amabilmente cercando di romperglielo. La scena cui si trovò di fronte il Presidente fu appunto quella appena descritta. In un baleno, Reginaldo zompò verso la porta cercando di fare gli onori di casa, Donna Tendrina di fiondò in bagno accompagnandosi con l’urlo “O madonna Gesù Benedetti, o santa Cristina dei devoti”, Giaguaro a fatica si rialzò, guardò il nuovo venuto, sputò con voga verso la parete sud est, e disse rivolgendosi a Reginaldo:”E questo chi cazzo è?”.
“Permette”, disse il Presidente, “mi chiamo John Fitzgerald Kennedy. Piacere”.
“Fanculo a te e chi ti a ha partorito”, rispose Giaguaro, “Non si usa avvisare la gente, prima di piombare a casa altrui?”.
“Sono desolato signore, davvero, spero possa perdonare questo modo inusuale di presentarmi a casa sua”, proseguì il Presidente, “ma ho assoluto bisogno che sua figlia mi faccia i tarocchi. Ne va della mia vita e la vita di tutta la Nazione”.
“E chiudi quella porta”, sputò Giaguaro. “Perché mai ha bisogno dei tarocchi di quella pazza furiosa di mia figlia?Maledetto il giorno che il suo dio non se l’è portata con sé”.
“Diciamo, signor Baumel, che i servizi segreti mi hanno detto che rischio un attentato. Potrei quindi essere ucciso, capisce?”
“Beh cazzo, almeno anche lei potrebbe baciare in bocca dio”
“Come scusi?”, chiese sconcertato il Presidente
“Niente, niente. Reginaldo fai accomodare il signore in cucina. Tu Natalino preparagli un caffè di mirtillo,” poi ad alta voce “Tendrina, esci da quel cazzo di bagno che c’è bisogno di te”. A quel punto Giaguaro, dopo aver di nuovo sputato verso la parete sud est, tese la mano al Presidente, “Si accomodi, e scusi il disordine, sa come sono le donne d’oggi”, concluse.
“Tendrina, cazzo, non te lo dico un’altra volta. esci da quel bagno o vengo a prenderti col piede di porco”, urlò per l’ennesima volta Giuguaro dalla cucina, seguendo il Presidente.
“Dove posso sedermi? chiese Kennedy. Reginaldo fece accomodare il Presidente al lato destro del tavolo al suo fianco si mise Giaguaro, di fronte ci stavano Natalino e suo padre. Dopo un minuto entrò tutta trafelata Donna Tendrina tremava ancora un po’ nelle mani, sorrise con sforzo e si sedette a capotavola prese i tarocchi, accese i due lumini da cimitero che c’erano di fronte a lei, al centro del tavolo e chiese che volesse sapere esattamente Kennedy da lei.
Lui, alquanto nervoso, disse che voleva sapere il suo futuro, voleva capire se erano vere le voci che giravano. Voci che lo davano per morto a causa di un attentato.
“Madre del focolare, santo arbusto della vita, tarocco del belvedere, rispondi, che fine farà questo essere umano?”. Donna Tendrina, detto ciò, cominciò a urlare cose incomprensibili, alzò gli occhi al cielo, grondava di sudore, la tavola si muoveva tutta
e dopo dieci minuti cadde a terra con in mano una carta.
“Ti suicideranno” sentenziò lei ancora stesa sul pavimento.
Il Presidente non capiva. Era pallido in volto, ma la definizione del suicidio l’aveva sempre interpretata con il significato che la persona che vuole togliersi la vita, è attore e artefice di quell’atto. Nelle parole di quella donna leggermente sovrappeso, tutta rantolante che stava sotto i suoi occhi, su un pavimento di piastrelle verdi, c’era un significato che lui non riusciva a carpire.
Giaguaro disse “Brutta baldracca schifosa, che cazzo significa? Uno non può essere suicidato da un’altra persona, idiota!”.
Ma Donna Tendrina contestò,” Fottiti padre, qui la carta parla chiaro, qualcuno lo suiciderà, altro non posso dire”, poi rialzandosi e uscendo dalla cucina, si girò un’ultima volta verso il Presidente, “Mi dispiace, non può farci nulla, a meno che…”.
Giauguaro sbraitò:” A meno che cosa? Parla brutta sgualdrina, o ti faccio rimpiangere il giorno che sei nata”. Donna Tendrina si era già volatizzata. La cercarono per tutta la casa, ma senza risultati.
Il presidente, accompagnato dalla sua scorta, si congedò da quella strana famiglia, con un punto interrogativo stampato in fronte.
“Non le dia retta”, disse il nonno, “quella scemonita sta sbarellando, glielo dico io”.
Nell’accompagnarlo alla porta Giaguaro gli mise nella mano destra un sacchetto, “Tenga, questo è scorza di lepre araba, la mangi ogni mattina prima che albeggi, e vedrà che tutto andrà bene”.
Il Presidente, ancora sotto choc, prese il dono, strinse la mano ai tre maschi di casa, partendo da Nicolino, poi Reginaldo e infine al nonno, si guardò ancora attorno e si avviò verso la limousine nera, con un cappio al collo che ronzava nella sua mente.
I tre facevano ciao con la mano, poi Giaguaro richiuse la porta, e sputò con tutta la forza che aveva nei polmoni contro la porta stessa. Era la prima volta che uno sputo del nonno toccava un elemento differente dalle pareti di casa. Quel rivolo di saliva sul legno grezzo della porta era la firma indelebile del giorno dell’annunciata morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy.