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Da leggersi con questa musica in sottofondo.
Sono innamorato di Mundarosa. E’ bella, forte possente. Due tette da alpi carniche, due gambe da ciclope moderna. Mi sveglio la mattina, mi intingo i capelli nel gel, mi strangolo con la cravatta a pois e con la magica giacca blu dipinta di blu salto i gradini a sei a sei e mi fiondo come un ballerino di tip tap nel vorticoso traffico della cosmopoli. Mundarosa ti amo, Mundarosa corro sui fili della luce per accendere queste giornate. Raccolgo fiori di plastica dalla spazzatura e ne sento il profumo. Canto come una sirena del 112 pur di avere un tuo sguardo, pur di essere nelle tue grazie. Mia moglie che è si una botte piena ma anche una donna ubriaca, raglia bestemmie arcaiche per l’amore che emano nel cielo spento di questa cosmopoli. Miagolo note intinte nel liquore di vov per sentire anche un solo tuo cenno di approvazione. Cappello a cilindro rosso sangue, conigli clonati per te, sbuffo a sbaffo mentre mi tuffo sul terrazzo del signor Mingiano. Odio il signor Mingiano, con la sua ruga che pare una faccia di frigo, sputa sentenze sul selciato da mattina a sera, sbercolando grappa da tutti i pori. Te li do io i pori mio caro Mingiano, che qui si balla, si ama, si strilla e si tintilla, ci si imballa per vermigliare al raggio del sole d’estate. Non vengano a me le maldicenze celate, non vengano a me le sonorità sorde delle paure in clessidra temporaneamente abbattute dalla pubblicità del bucato. Ecco mia Mundarosa, proprio bucato mi sento. Colpito dalla pallottola del tuo sguardo, trafitto come una galleria deserta, spargo il mio amore sui fertilizzanti di seta. Il signor Mingiano ribatte l’accusa d’esser uomo di conto e non tener tempo né dazio per accendere il cuore, tantomeno perché non trova il telecomando. Mi affliggo sul cornicione della chiesa di San Pietrucciolo e spargolo gli anelli come quadrifogli senza fortuna. Mia adorata Mundarosa con questo ti lascio, al cospetto della sequenza verticale che ne deriva. Mi spertico in un volo di zucchero filato e muoio sul latrato della mia bocca adunca. Addio mia amata, addio mio specchio di vita.