La vedo di sfuggita, con la coda dell’occhio. è timida e si nasconde agli occhi della gente. Mi giro e me la trovo di fronte in tutta la sua bellezza. Sembra ancora una ragazzina, invece ha i suoi anni. Proprio questo le da la consapevolezza di essere un pezzo raro, direi pregiato. Mi avvicino, la accarezzo come si accarezza una bambina. Percepisco la sua gioia. E’ un sogno, semplicemente un sogno. Chissà quante carte, lettere, tesi di laurea ha dovuto passare nel suo rullo. Chissà quante dita hanno battuto accanitamente sui suoi tasti. Quali storie sono nate da questa fabbrica di parole. Quante ne sono rimaste ancora nell’inchiostro, e quante ne vorrebbe scrivere se solo avesse due mani. La tecnologia l’ha messa da parte, l’ha abbandonata per mezzi più facili, più veloci, più semplici e meno logoranti. Si perché scrivere con lei è un lavoro oltre che mentale anche fisico. Ogni lettera ha un suo peso, una sua precisa intonazione. La prendo in mano e chiedo un foglio bianco. Sono felice. Io e lei. Pronti a suonare una musica di parole e ticchettii. Ha odore di antico, e quella bellezza indiscussa delle donne di una volta. Sa di essere bella, e non lo nasconde. Ogni lettera è curata come unghie con lo smalto, e comincio a battere le mie dita. Parte una lettera al mio comando e si stampa sul foglio bianco. E’ un miracolo per me. Batto di nuovo, un’altra lettera obbedisce all’ordine e imprime il suo stampo contro la carta. Come se avessi di fronte l’attrice più famosa della terra, perdo la facoltà di scrivere. Ho un attimo di dispersione. Mille storie, mille lettere, mille parole mi passano per la mente, ma rimangono incollate alle dita, senza prendere il via. Poi mi lancio, come un bambino corre per far volare un aquilone, comincio a scrivere. Sbaglio, e non posso tornare indietro, o cancellare con un Delete, qui non siamo su un foglio Word. Questa è l’artigianalità, la meravigliosa sensazione di vivere nella realtà. Comincia un proprio e vero concerto. Sembra che ci conosciamo da una vita. Lei canta come una diva, io dirigo l’orchestra. È un suono unico, un ticchettio che riempio lo spazio, il cuore, la vita.
Grazie cara meravigliosa macchina da scrivere. Ho vissuto un momento unico con te. Ti rimetto al tuo posto, un po’ in disparte, lontana dagli occhi indiscreti. Perché chi vuole vedere la bellezza sa percepirla col solo battito delle ciglia.