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Più o meno

paperino

Uno sbalestrato come me ha delle serie difficoltà a gestirsi. Il mondo dei soldi per me, per esempio è sempre stato sconosciuto. Guadagnavo 1000? Spendevo 1100. guadagnavo 1200? Spendevo 1400. Poi mi chiedevo come mai non riuscivo a mettere via nulla. Mah. Dubbi matematici. Vero anche il fatto che non sono mai stato un asso alle elementari. Quando la prof ( grandissima gnocca sulla 30ina) ci dettava un problema tipo “se un agricoltore coltiva il riso, lo mette poi in 6 sacchi, uno lo perde per strada, tre li regala alla moglie e uno lo mangia lungo il tragitto, tenendo conto che il prezzo al decigrammo è di 0.4 euro e il volume del sacco è pari a un quinto del suo peso che è di 94 kg, tenendo conto che è un gay represso, che ha due figli tossici, e deve pagare ancora la rata del mutuo pari a 780 euro a tasso fisso, tenendo conto anche che il riso è Canaroli, coltivato nelle risaie di Varese, quanti anni ha l’agricoltore? Qual è il suo codice fiscale e calcola anche l’indice index delle azioni da lui investite negli ultimi quattro anni”, ecco, dicevo, quando la prof ci dettava questi problemi, io invece di cercare di trovare un numero finale che desse la risultante giusta, scrivevo “l’agricoltore è anziano ma non troppo, il suo codice fiscale non è possibile recuperarlo perché mentre portava il riso lo ha smarrito per strada, l’indice index me l’ha puntato contro e per questo, essendo il suo un atteggiamento ostile, invece di calcolarglielo, ho preferito spaccarglielo contro una lastra di marmo”. La prof poi ogni santa volta, mi dava 3, dicendomi comunque che era un risultato positivo, perché rispetto allo zero ero messo ancora bene. Idem vedasi alla parola espressione algebrica. Mi davano questa roba lunga anche due righe, piena di numeri, parentesi tonde, quadrate e graffe, numeri sopra, numeri sotto, e in tutto questo bordello dovevo recuperare uno e solo un cazzo di numero. Ovviamente andavo a caso, scrivevo numeri a seconda di come mi girava, prediligevo il 3, il 5 e l’8, quindi li scartavo per ultimi, le graffe le legavo ai meno, le tonde le mettevo assieme per formare due belle pere, le quadre le sopprimevo prima ancora di entrare nella seconda parte dello svolgimento. Ovviamente azzeccare il risultato giusto, aveva le stesse probabilità di vincere al totocalcio, quindi la prof mi sgamava, e mi dava il tre fisso, ormai numero a cui ero affezionato. Mia madre, disperata, mi chiedeva perché ero così asino, io le rispondevo che il 3 è il numero perfetto, è quello di dio, e lei, essendo credente quasi quanto Maria Goretti, sorrideva e mi diceva, “vorrà dire che se non sei un genio in matematica è per il volere del Signore”. Io confermavo, e rispondevo che non solo era il suo volere, ma pure il volere del Cristo e della sua mammina la Madonna. Con il passare degli anni però questo totale distacco dal mondo dei numeri, mi ha portato a vedere che il meno era sempre più mio amico, e il più diveniva nei miei confronti un miraggio. Il conto quindi era sempre in rosso, e i soldi da positivo andavano subito in negativo. Ora non so come né perché ma sto finalmente facendo pace con la matematica, cerco quantomeno  di investire quei due soldi che ho, anche perché c’è la volontà di creare un futuro per me e per la mia ragazza. Ecco, questo per dire che la matematica per me rimane sempre un mistero, ma almeno ci siamo abbracciati come due vecchi amici, e cerchiamo per quanto è possibile di andare d’accordo, senza ovviamente andare in escandescenza, o peggio ancora, senza dare i numeri.

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