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La revoluciòn

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Natalino aveva uno zio. Gesualdo era fratello di Reginaldo e diciamo che non è che si amassero alla follia se dobbiamo proprio dirla tutta. All’età di 3 anni, Gesualdo, il grande dei due, prese il futuro padre di Natalino, lo appese ai fili dell’elettricità di casa. Quando la madre, donna Leviatana, trovò il suo secondogenito penzoloni sui cavi ad alta tensione, prese Gesualdo per un orecchio e gli diede tante di quelle botte, che le urla del bambino si sentirono fino in fondo alla vallata. Gesualdo era un ribelle, un inventore e per la cittadinanza un personaggio da cui tenersi alla larga. A dodici anni decise di scappare di casa. Rubò la moto del padre, Don Santiago, e si infilò in una strada sterrata. Quella moto aveva una velocità di crociera pari a quella di un asino stanco, ma il fatto di avere del ferro sotto il culo invece di peli di ciuccio, era tutta un’altra sensazione. Passò la frontiera attraverso i monti, nutrendosi di quello che trovava, e si era costruito una bussola con uno stuzzicadenti e un posacenere. Da quel giorno la famiglia Baumel non ebbe più sue notizie, tranne una. Era divenuto capo di una banda militare insurrezionale, che lottava contro il potere capitalistico. Si narra anche che abbia conosciuto Che Guevara in una notte di Agosto prima che l’argentino prendesse congedo per andare a Cuba a fare la rivoluzione.”Ricorda”, gli disse il Che, “se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo lottare per la Revolucion”. Gesualdo oggi non è più così giovane, ormai la vecchiaia si è presentata alla sua porta. Avrà ucciso nella vita circa 200 persone, tutti fedeli del regime capitalistico, avrà più o meno torturato una cinquantina di uomini perché traditori, di questi 20 mandati a morte, trenta chiusi in cella. Gesualdo oggi vive in una casa di legno ai confini con la proprietà di Natalino. Tornato in patria all’età di 63 anni, appena arrivato in paese, sparò un colpo di pistola in aria urlando “Viva la Revolucion”. I cittadini avevano paura e allo stesso tempo stima per quel vecchio che comunque credeva in qualche ideale. Padre Flauer più di una volta tentò di farsi ricevere a casa sua, per tentare a convincerlo che ciò che faceva era peccato, e che l’unico modo per uscire da quel tunnel era confessarsi e ammettere le proprie colpe. Ma il vecchio comunista, così era ormai definito da tutti, appena sentiva solo l’odore di incenso, cominciava a rantolare, poi si riprendeva e a voce ferma diceva: “Dio non esiste. Esiste solo la razionalità, il comunismo e la lotta contro il capitalismo”.
Questa è una parte tratta da un’intervista rilasciata al magazine “Time is Now?” il 14 Giugno 1965.
“La lotta che stiamo portando avanti è importante. Il capitalismo non è la soluzione per far stare bene il popolo. Il capitalismo vuole creare la disparità sempre maggiore tra ricchi e poveri. Vuole mettere in campo il mercato libero, adducendo così che le risorse delle persone possano essere maggiormente sfruttate, e ognuno ha l’opportunità di rendersi protagonista della propria vita. Il sogno americano sta svanendo. Perché? Perché se il capitalismo dovesse prendere piede, sarebbe la fine. Tutto di basa su fittizie operazioni di mercato. Quello che rimane al popolo sono le briciole di un sistema che vuole mangiare e avere potere, speculare e vivere di rendita con i soldi di quelli che dovrebbero averne bisogno almeno per arrivare a fine mese. La nostra idea è quella di abbattere questo sistema. Se dovessimo dare in eredità ai nostri figli uno stato capitalistico, sarà la fine. I soldi avranno un valore nullo, le nazioni andranno in bancarotta, ci saranno scontri e guerre perché questo sistema ha la data di scadenza attaccata al culo, non so se mi spiego. E noi proprio lì, tra le sue due chiappe vogliamo mettergli un bel candelotto di dinamite, per farlo tacere una volta per tutte. Può bastare così?”. La giornalista del Magazine, una ventiduenne tutta acqua sapone, ancora tremante, sorridendo rispose, “Si si, direi che può bastare”.
Gesualdo oggi si ritrova come già detto, di nuovo nella sua terra natia, ma il rapporto col fratello, nonostante gli anni passati, non è cambiato. Appena il maggiore vide il minore intento a zappare l’orto, gli sparò alla gamba urlando “Gran figlio di puttana, ancora vivo sei? Sei peggio di quegli sporchi presidenti capitalisti, ma tranquillo non ti ammazzo. Le pallottole hanno un valore, e non posso sprecarle per un pezzente come te”. Reginaldo, venne accorso da donna Tendrina che girandosi verso Gesualdo gli disse: “Maledetto il giorno che sei tornato, comunista di merda”. Poi il silenzio. Natalino e Donna Tendrina trascinarono in casa il ferito. Giaguaro uscì nel piazzale, aveva un fucile in mano, lo caricò, sparò in aria e urlò “Bentornato Gesualdo”, poi ridendo raucamente rientrò sputando verso la parete Nord-Est.
Il capitalismo non è stato sconfitto,  ma Gesualdo sa che a breve imploderà su se stesso, perché costruito su fondamenta di carta igienica. Ogni volta che il vecchio combattente della Revolucion pensa a questa cosa, sorride con le lacrime agli occhi, sussurrando “El Che aveva ragione”.
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